Dalla carta manuale a quella numerica

  • Uno dei passaggi epocali per la storia della topografia, e della cartografia in generale, fu la diffusione degli strumenti di calcolo: non più tavole logaritmiche e regoli calcolatori, ma calcolatrici. Si passò dalla restituzione dei rilievi topografici realizzata, per lo più, con enormi goniometri di carta, alla restituzione numerica per coordinate; queste, seppur calcolate e trascritte manualmente su infiniti fogli di carta, erano comunque facilmente deducibili pigiando pochi tasti in maniera sequenziale. Il rilievo eseguito per coordinate polari veniva trasformato in coordinate cartesiane mediante un calcolatore Olivetti Programma 101 a schede magnetiche. Con lo stesso si procedeva a calcolare gli angoli e le distanze per realizzare l'apposizione sul terreno dei picchetti di un confine o di un'opera d'arte, stante la biunivocità tra le coordinate cartesiane e le coordinate polari. All'epoca, attraverso pochi programmi di geometria analitica, o attraverso la propagazione di angoli e distanze, venivano ~ determinate le coordinate dei punti notevoli del progetto o dei lotto di terreno. La dotazione dei topografo evoluto, in possesso di uno dei primi calcolatori dell'epoca, passava attraverso l'uso di pochi e selezionati programmi, quali:
    - programmi per il calcolo delle poligonali, che in genere permettevano più fasi di elaborazione, dalla compensazione finale al calcolo delle coordinate;
    - programmi di topografia tradizionale, che andavano dalla riduzione delle misure celerimetriche al calcolo della intersezione inversa, anche detto problema di Snellius-Pothenot;
    - programmi di geometria analitica, che agevolmente potevano supportare operazioni di calcolo come, punti in linea, punti a squadro intersezione di due rette, calcolo dei parametri di una circonferenza, calcolo di una circonferenza passante per tre punti intersezione di due circonferenze.
    Oltre allo sviluppo numerico in coordinate delle operazioni usuali di un topografo del-l'epoca, si incominciavano a risolvere per mezzo dei calcolo numerico anche tutte quelle problematiche legate alla gestione dei cantieri e dell'ingegneria civile, come il calcolo delle livellette di una strada, il calcolo dei volumi di scavo, etc... "Quello dei Geom. Barletta" - rammenta Adriano Angelini - "era uno dei più grandi studi di topografia di Roma. Attrezzato e frequentato da numerosi giovani colleghi, era una vera scuola di avviamento alla professione. Il lavoro non mancava. Si spaziava dal rilievo e dalla progettazione di lottizzazioni regolari al rilievo topografico dei territorio sul quale si dovevano realizzare strade e autostrade, trasformando poi il progetto in una serie infinita di coordinate topografiche. Queste andavano poi materializzate sul terreno nelle lunghe campagne di picchettamento dell'opera d'arte civile. Topografia a 360 gradi, insomma. La mia prima attrezzatura professionale trov spazio in casa di mia nonna materna Caterina. Oltre al tavolo da disegno, comprendeva una calcolatrice tascabile HP 25 con funzioni trigonometriche, una lastra parametratrice in acciaio invar per posizionare i reper dei parametri sui fogli per il disegno (in genere cartoncini o fogli di astralon indeformabile), una quadrotta per il posizionamento delle coordinate, un righello compensatore con asta inclinabile e nonio, per la lettura delle coordinate degli spigoli di fabbricati, triplici di confini ecc... desunti dalle mappe catastali di impianto talvolta con parametri leggermente deformati. Solo pi tardi venne l'era del primo computer tascabile programmabile HP 65 che, mediante piccole schede magnetiche, permetteva di memorizzare i programmi di trigonometria e di geometria analitica, ma non i dati, che dovevano essere trascritti rigorosamente a mano." Pian piano trasferii quanto insegnatomi dal Geom. Barletta a neodiplomati contagiando loro la passione per la topografia, tanto che oggi tutti i miei allievi sono rimasti a lavorare in questo settore: Augusto Mancinelli, Massimo Andreucci, Roberto Maestri, Domenico Santarsiero, Ciro Sugameli, ed altri. Confrontarsi con l'innovazione non era per scevro da inconvenienti e sorprese. Angelini rammenta, in particolare, un episodio verificatosi nel 1975. "A quei tempi il tracciamento dei confini e delle opere d'arte non veniva pi eseguito per allineamenti, bens per coordinate polari (angoli e distanze). Ma il mio primo tracciamento per coordinate polari non ebbe immediata fortuna. Una volta messo in stazione il tacheometro iniziai il tracciamento, e dopo l'apposizione di alcuni picchetti mi accorsi che c'era qualcosa che non andava. Gli allineamenti erano spezzati, le curve assumevano forme imprecisate. Se puntavo il tacheometro pi volte su uno spigolo di fabbricato ottenevo valori sempre diversi. Da inesperto, pensai ad un guasto e, con l'intenzione di ripararlo, lo portai immediatamente dal capo di un'officina meccanica di precisione esperta di strumenti topografici. Questi mi chiese quale problema avessi riscontrato e, dopo avermi ascoltato attentamente, aprì il contenitore e prese il tacheometro con la mano destra. Con la sinistra gir la grande vite che rendeva solidale l'alidada alla base. Poi rimise il tutto nel contenitore e mi augurò buon lavoro senza nulla pretendere. Feci, sì, una gran figuraccia, ma anche un gran respiro di sollievo. Il giorno dopo ripresi il tracciamento per angoli e distanze, e sia gli allineamenti sia le curve vennero tracciate da un unico punto di poligonale, con grande stupore dei mio canneggiatore Maestri il quale, pur conoscendo molti geometri, mi chiese di prendere a studio suo figlio, che si sarebbe diplomato di lì a poco. In quella occasione compresi che il mio entusiasmo e la mia passione avrebbero potuto far proseliti nel campo della specializzazione topografica."
  • Torna indietro

 



CSS Valido! CSS Valido!